venerdì 7 gennaio 2011

Tre post per capire la situazione FIAT

Due post, molto lucidi e razionali, per cercare di capire senza proclami urlati, vengono da noiseFromAmeriKa. Consiglio di leggerli per intero, ma pubblico qui gli estratti che mi hanno colpito di più.

Uno...

nel breve periodo ci sono essenzialmente tre possibilità:

  1. Abbassare i salari. Specificamente, abbassare w(i) fino a un livello per cui (R+w(i))/A(i) è uguale a (R+w(N))/A(N).
  2. Sussidiare l’impresa (l’industria dell’auto), ossia dare all'impresa un sussidio (s) per ogni Pippo prodotta, tale che c(i)-s sia minore o uguale ac(N).
  3. Concedere potere monopolistico all’impresa nazionale, impedendo alle altre di vendere nel paese i (o imponendo pesanti dazi doganali - che è la stessa cosa).
[...]
Nel primo caso pagano i lavoratori, dato che l'aumento dell'occupazione nel settore dell'auto avviene a spese dei salari. Nel secondo pagano i contribuenti: i sussidi non possono che essere finanziati attraverso imposizione fiscale. Nel terzo pagano i consumatori, che nel paese i finiscono per pagare le auto più care.
I risultati del modello sono chiari. Non resta che scegliere chi paga. Il resto è nebbia.
 ... e due

Da nessuna parte per i diritti dei lavoratori (che sono nella L. 300 e non nei contratti, la FIOM ripete l'errore di Pomigliano); da nessuna parte per i sindacati: a patto che firmino l'accordo, che per loro non è un brutto accordo, potranno continuare a fare i sindacalisti retribuiti dall'azienda, e potranno metter becco su questioni cruciali, come le assunzioni.
Devo dire, invece, che non è un buon accordo per gli operai. La monetizzazione della pausa persa è ridicola; la turnazione su 10 ore è semplicemente follia, folle anche chi, in FIAT, l'ha pensata! Provate a fare 10 ore su una linea di montaggio e vedrete che alla decima ora vi appare la Madonna, io come cliente non vorrei essere sull'auto i cui bulloni sono stati avvitati da un operaio stanco e a fine turno.
Anche la FIAT non compie alcun passo in avanti. Rischia una causa infinita dalla FIOM per quella clausola sulle R.S.A., che possono essere formate solo dai firmatari dell'accordo; non parla di rimettere sui giusti binari della produttività uno stabilimento improduttivo quanto Pomigliano; non chiude più i rubinetti per i permessi sindacali straordinari; non cerca di riportare la dialettica interna ad un'azienda al rapporto azienda/lavoratore, ma ritorna al sistema azienda/sindacati. Basti pensare che eventuali miglioramenti per la produttività suggeriti dal singolo lavoratore devono sempre passare “al vaglio” della famose commissioni paritetiche (pag. 41). Folle!
Last but not least: in un accordo in cui si prevede la firma di un contratto di assunzione “individuale”, all'amerikana, non c'è alcun meccanismo premiante, non c'è traccia di incentivi, come se tutti i lavoratori fossero uguali, l'eccellenza continua a non essere premiata, anzi mortificata tramite il “vaglio”. Un accordo molto cinese: molto lavoro, nessun incentivo al lavoratore, molto grasso per i dirigenti del partito (in Cina), ossia per i sindacalisti (in Italia).
Siccome però i ragionamenti lunghi e complessi non sono tutto, mi piace chiudere il trittico con questa battuta fulminante di One Blood
quando, negli anni settanta, c’erano i cattivoni fonte di tutti i mali e tutte le violenze, i salari salivano e i servizi sociali e i diritti venivano conquistati. adesso che siamo tutti buoni e felici mannaggialamadonna manco riesco a finire questa frase.  
Update.  
Aggiungo anche un'intervista a Marchionne, fatta da Repubblica e il post sulla catena di montaggio spiegata ai politici.

2 commenti:

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Antani ha detto...

Il primo pezzo l'avevo letto a suo tempo ed è illuminante. Finchè manca un governo in grado di creare condizioni di competitività strutturale siamo messi male. E lo saremo a lungo, temo.

(e comunque ciao, sono il Silvestro)